Il concetto di Moda Verde, o moda green, è un concetto introdotto poco dopo la metà del Novecento, quando si inizia a parlare di sostenibilità delle coltivazioni e di materiali nocivi fino ad allora non considerati tali.

Moda verde: un po’ di storia

La moda sostenibile ha radici che risalgono agli anni ’60 e ’70, grazie al movimento ambientalista che ha iniziato a sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alle tematiche dell’ecologia. Negli anni Ottanta e Novanta, l’attenzione verso la moda verde è cresciuta ulteriormente grazie a organizzazioni come Greenpeace, che hanno denunciato l’uso di sostanze chimiche tossiche nell’industria tessile.

La nascita del fast fashion

Con la nascita del fast fashion e in generale con il decentramento della produzione in paesi come il Bangladesh, India, e Cina, vengono a galla i veri problemi del settore: inquinamento massivo, lavoratori sfruttati, orari di lavoro massacranti, paghe non eque.

Uno dei momenti cruciali è stato il disastro di Rana Plaza nel 2013 in Bangladesh, che ha portato alla luce le terribili condizioni di lavoro nell’industria della moda e ha spinto molte aziende a riconsiderare le loro pratiche.

Da allora è nata la necessità di sviluppare delle certificazioni, come GOTS, OEKO-TEX e Fair Trade, per garantire la sostenibilità e l’equità nella produzione di abbigliamento. La crescente consapevolezza dei consumatori e le pressioni legislative hanno contribuito a una maggiore adozione di pratiche sostenibili da parte delle aziende di moda​.

Il problema dell’acquisto di massa, verso una moda più verde

Il fast fashion ha introdotto un’offerta massiva di collezioni, che dalle due classiche all’anno – primavera-estate e autunno-inverno – sono aumentate a più di quindici ogni anno. L’alta moda si è in parte adeguata, creando altre collezioni come capsule collection, cruise collection e altre occasioni di produzione. Ma abbiamo davvero bisogno di capi nuovi ogni due mesi?

In questo ambito, anche le fibre naturali, come il cotone, possono essere altamente inquinanti, per via di processi produttivi sregolati che prevedono l’utilizzo di moltissima acqua e tinture altamente inquinanti. Per questo è importante verificare le certificazioni dei tessuti: aiutano a garantire che un determinato filato e tessuto siano stati prodotti rispettando l’ambiente e i diritti dei lavorati.

I brand sostenibili della moda verde

Partendo da questi presupposti, i marchi di moda green sono facilmente identificabili grazie ad alcune caratteristiche facilmente riconoscibili leggendo attentamente le etichette dei capi.

Quali sono i parametri da considerare?

– il prezzo: un prezzo troppo basso per un capo sicuramente è sinonimo di scarsi materiali, condizioni di lavoro non adeguate, e produzione extra UE.

– la composizione: facendo riferimento alla composizione dei capi, è facilmente intuibile se un prodotto è di bassa qualità o altamente inquinante. Poliesteri e poliuretani sono fibre sintetiche a base plastica, e solitamente utilizzati in mischia con altre fibre, il che li rende ancora più difficilmente riciclabili.

– il luogo di produzione: i capi realizzati in Europa rispettano elevatissimi standard dei diritti dei lavoratori. Inoltre, paesi come l’Italia e la Francia vantano una tradizione manifatturiera di altissima qualità, che aggiunge all’etica di produzione anche un valore inestimabile per ogni prodotto.

 

anna valotta moda sostenibile